DALLE ORIGINI DEL MONDO AL CREPUSCOLO DEGLI DEI
di Jenevieve Jama

Corrispondenze tra i miti greci e l'astrologia, lungo il sentiero della mitologia nordica



La mitologia nordica comprende le leggende e i miti scandinavi riguardanti gli antichi eroi, gli dei, la creazione e la distruzione dell'universo. La maggior parte di questa mitologia ci è pervenuta attraverso l'Edda, la più antica produzione letteraria islandese, che si distingue in due versioni: Edda poetica o Edda Maggiore, raccolta anonima di racconti risalenti, probabilmente, al 4-5° secolo, ma compilata solo nella seconda metà del XIII secolo; Edda in prosa, fondamentale per la conoscenza del patrimonio mitologico nordico, composta dallo storico, poeta e politico islandese Snorri Sturluson, verso il 1.220 circa.

Il nostro percorso attraverso i miti greci e nordici rivela numerose corrispondenze sulla visione della creazione del mondo. Tutti noi conosciamo la Cosmogonia ellenistica, ma raccontare la Cosmogonia nordica è abbastanza complesso perché presenta diverse incongruenze. Ad esempio: gli Dei sono immortali, ma possono morire; sono Dei, ma devono sempre combattere contro forze superiori alle loro.

La mitologia nordica si regge su di una concezione in cui l'universo è destinato ad essere creato e annientato nei limiti di un tempo cosmico prestabilito, alla fine del quale verrà disintegrato nel Ragnarök (fato degli dei). Il presente è impostato sul complesso bilanciamento di forze contrapposte (gli dei contro le forze del caos, cioè i Giganti e i mostri), destinate a scontrarsi in una lotta conclusiva che darà origine a un nuovo ciclo di vita.

LA CREAZIONE DEL MONDO

All'inizio dei tempi non esisteva nulla. Non c'era né terra, né cielo, né mare, né piante, nessuna creatura vivente. Il vuoto assoluto, il Caos! Il nulla silenzioso. Similmente, nella cosmogonia greca, il Caos primordiale è il principio da cui nasce il mondo, è la personificazione dello stato primordiale di vuoto, di buio anteriore alla creazione del cosmo, da cui emersero gli dei e gli uomini.

Esisteva solo un vasto abisso, un baratro spalancato, oscuro e senza forma: Il Ginnungagap, l’immensa voragine dei tempi primordiali, il vuoto che precedette la creazione del mondo. Da parte sua, nella sua Teogonia, il greco Esiodo racconta che in principio c'era Caos, ovvero una voragine senza fine, sterminata e nera.

Dal nulla si forma la materia che si contrappone in due mondi.
- Al nord il Nifelheim, regione dei fiumi di ghiaccio e delle tenebre con la fontana centrale Hvergelmir, la «caldaia ruggente» da cui sgorgavano undici fiumi, questi giunsero così lontano dalla loro sorgente, che la loro schiuma velenosa s'indurì, formando strati di brina e di ghiaccio, che ricoprirono tutto il Ginnungagap.

Sottolineiamo che Hvergelmir reca molti tratti simili all'antica corrente del mito greco, Okeanos, il fiume che circonda il mondo, cui Omero si riferiva come «origine degli dèi» (Iliade [XIV: 201]) e «origine di tutte le cose» (Iliade [XIV: 218]). Lo rappresenta come un immenso, intrigante fiume che cinge tutto lo spazio terrestre e che, scorrendo su se stesso, collega il mondo conosciuto con i paesi e i popoli più lontani, ai confini della Terra. Okeanos appare, al tempo stesso, come estrema frontiera liquida dell’universo e via di comunicazione acquatica, che a un popolo di esperti navigatori consente agevolmente di raggiungere genti remote e misteriose. Come tutti i fiumi cosmici della tradizione scandinava scaturivano da Hvergelmir, così nel mito greco tutti i mari, i fiumi e le sorgenti del mondo nascevano dalla corrente circolare di Okeanos e là tornavano a ricongiungersi.

- Al sud, il Muspelheim, la regione della luce e delle fiamme ardenti d’insopportabile calore.

La brina del nord e il vento caldo del sud entrano in collisione e da quel brutale impatto nasce il gigante YMIR - l'Androgino Primordiale, di apparenza umana, un essere malvagio nato dal veleno dei fiumi; e malvagi saranno tutti i suoi discendenti.

Insieme con lui nasce la mucca Audhumla, la vacca primordiale, dalle cui mammelle scorrevano quattro fiumi di latte, rapportabili ai quattro fiumi del paradiso biblico, simbolo di perfezione primordiale e di ordine cosmico. Fu da quel latte che il gigante Ymir trasse il suo nutrimento.

Vari sono i racconti mitologici sugli dei, gli eroi e i mostri alimentati in un modo eccezionale da animali straordinari. Come non pensare per esempio ad Amaltea, la capra nutrice di Zeus e poi anche alla lupa di Remo e Romolo?

Audhumla, la Grande mucca per nutrirsi, lecca per tre giorni consecutivi le rocce ricoperte di brina e di sale., Il primo giorno portò alla luce i capelli di un uomo, il secondo giorno la testa, nel terzo giorno, un Dio possente e bello che gli Dei riconoscono, come il primo della loro discendenza: Si chiama “Buri”. Buri genera un figlio chiamato Bor che a sua volta, unendosi a Bestla, figlia di un gigante, darà vita a tre figli, i primi tre Dei Asi: Odino (l’aria) - Vili (la luce) - Ve (il fuoco).

Bisogna ricordare che la mitologia nordica divideva gli Dei in due grandi gruppi: Gli Asi e i Vani. I Vani erano Dei legati alla natura, alla fecondità e al piacere. Gli Asi, Dei della potenza celeste e guerriera, erano più recenti e rievocano meglio gli dei dell’Olimpo greco. Il ciclo nordico interpreta una spiritualità solare e virile, paragonabile a quella olimpica greca, la quale pone in primo piano una stirpe di divinità maschili e guerriere, da Apollo a Zeus e Ares, che hanno il loro corrispettivo in tutti i vari pantheon indoeuropei.

Gli Dei nordici rappresentano le potenze del bene e sono costantemente in lotta con i giganti del mondo del gelo, potenze del male. Allo stesso modo, nel mondo greco troviamo gli dei della generazione olimpica che si confrontarono con i loro progenitori, i Titani.

Esiste una differenza fondamentale tra le due mitologie: mentre gli Dei greci sono definitivamente vittoriosi e immortali, gli Dei Asi sono sempre obbligati a lottare e un giorno, dovranno soccombere, anche se per rinascere in seguito.

Odino, Re indiscusso degli dei Asi, esasperato dalla malvagità e dalla brutalità di Ymir, con l’aiuto dei suoi fratelli, lo uccide. Il diluvio di sangue che ne conseguì fu così grande che affogò tutta la discendenza dei giganti tranne Belgelmer, che sopravvivrà fuggendo in una barca, perpetrando così la razza dei giganti, nemici eterni degli Dei e stabilendo da questo momento una lotta a morte tra gli Dei ed i giganti di ghiaccio che sarà il centro di tutta l'epopea nordica fino alla terribile conclusione finale del Ragnarok.

L’episodio del diluvio ci rimanda alla Genesi ricordando il Diluvio Universale biblico. Anche i miti greci contengono vari riferimenti a diluvi parziali, uno dei principali si svolge sotto Deucalione e ci racconta l’inondazione della Tessalia.

Aggiungo che il sacrificio del gigante, essendo primigenio (nato prima di ogni altra cosa), è reso necessario per la creazione dell'universo; il suo corpo è la materia prima da cui deriveranno tutte le cose e le creature del mondo.

Così, dal corpo di Ymir, i figli di Borr trassero il mondo, che sollevarono sopra l’abisso. Con la carne del gigante, fecero la terra. Col suo sangue, i fiumi, i laghi e il mare; con le sue ossa innalzarono le montagne, con i suoi denti le pietre e le rocce, con i suoi capelli gli alberi. Scagliarono in aria il suo cervello e così, vennero le nubi. Infine dal suo cranio fu tratto il cielo. Ai quattro angoli, a sorreggerlo, furono posti quattro nani: Austri, Vestri, Norðri e Suðri, i quattro punti cardinali.

Terminata la creazione del mondo, gli Dei presero delle scintille spruzzate fuori dal Muspelheim il regno del fuoco e le fissarono nello spazio, in modo da illuminare il cielo e la terra, generando così i pianeti, le comete e le stelle.

Alle convulse vicende della creazione, culminate col sacrificio del gigante primordiale Ymir, era sorto un nuovo ordine universale, istituito e regolato dagli Dei Asi, un intero universo nel quale il sole e la luna, Sól e Máni, donavano luce e calore, segnando il computo del tempo. Gli Dei li misero nella volta celeste alla guida di due carri trainati da due cavalli e perennemente inseguiti da due lupi, Skoll e Hati, che al Ragnarök divoreranno le luci celesti. E’ così che si determinano le fasi lunari e il ciclo del “carro solare”.

Si tratta, come si può constatare, di una cosmogonia molto simile, nel tono e negli intenti, a quella fornita da Esiodo nel mito greco: “in principio c'era il Caos, ovvero una voragine senza fine, sterminata e nera.!” Dal medesimo Caos si generarono Gea (la Terra), il Tartaro (un luogo infernale situato al di sotto dell'Ade) ed Eros (l’amore). Nacquero poi l'oscurità della notte e le tenebre degli Inferi. Dal Caos infine nacque Urano, la personificazione del Cielo infinito.

LA NASCITA DELL’UMANITA’

A questo punto il mondo era pronto a ricevere l’umanità. In questa fase cosmogonica, gli dèi passano a popolare il mondo appena creato. La prima coppia umana fu formata da due tronchi gettati sulla terra dal mare, un frassino Ask-l’uomo e un olmo Embla-la donna. Odino insufflò loro il respiro e la vita; Vili l’intelligenza e il movimento e Vé, la forma e i sensi. Da questa coppia fu generata tutta l'umanità, la cui dimora era Midgord, il Mondo di mezzo.

Ricordiamo che anche nella mitologia greca gli uomini della prima età del bronzo nacquero cadendo come frutti maturi dai frassini.

L’ALBERO COSMICO

Nella cosmologia nordica un frassino, simbolo sempreverde dell'eterno fluire della vita, attraverso i livelli dell'esistenza, fa da sostegno e impalcatura ai nove mondi, come Atlas che portava la volta celeste sulle sue spalle. Un albero attorno a cui lo spazio astronomico e il tempo cosmico si fondono nella nozione di un destino ineluttabile che si chiama Yggdrasil; è l'axis mundi del cosmo norreno, la struttura dei nove mondi percorsi da un sistema fluviale che unisce il cielo e la terra. È il più imponente e il migliore degli alberi. I suoi rami si stendono su tutto il mondo e coprono il cielo. Dalle sue foglie cadono sulla terra, gocce di rugiada e stille di miele di cui si nutrono le api. Tre grosse radici reggono l'albero e si diramano estendendosi in tre diverse zone o livelli.

- Il primo livello superiore era il mondo degli Dei Asi, degli Dei Vani e degli Elfi di luce.
- Il secondo livello comprendeva il mondo degli uomini, quello dei giganti di ghiaccio e quello degli Elfi Neri. Midgord il mondo degli uomini è collegato al mondo degli Dei con il ponte Bifrost visibile sotto la forma dell’arcobaleno. Gli Dei avevano innalzato intorno a Midgord una fortezza costruita con le ciglia di Ymir, per proteggerlo dai giganti di brina, discendenti di Belgermer.
- Infine nel terzo livello, troviamo il mondo dei Giganti di Fuoco e Helheimr, il regno dei morti e il mondo dei ghiacci. Infine, si arriva alla fonte di Mímir, dove sono celate sapienza e conoscenza. A quella fonte si recò Odino e chiese di bere un sorso d'acqua del pozzo, ma dovette lasciare in pegno il suo occhio. Yggdrasill, l’albero cosmico, è abitato da varie creature, come il malefico serpente Nidhoggr che ne rode le radici e l'aquila che vive tra i suoi rami. Insieme con il frassino, questi esseri formano un'immagine mitica di straordinaria antichità che troviamo attestata in molte e diverse tradizioni, fin dalle epoche più remote. La più antica arriva a noi, addirittura dal tempo dei Sumeri nel racconto intitolato Gilgameš, Enkidu e gli inferi che narra dell'albero sacro infestato da un serpente, da una spettrale fanciulla e dell'uccello tempesta che si annidava nella sua chioma e che Gilgameš sgombrò dalle tristi creature. Il parallelo con la fauna del frassino Yggdrasill è evidente.

La presenza dei serpenti nelle leggende nordiche proviene, certamente, da una mitologia universale e non da una presenza nel quotidiano perché non s’incontrano molti serpenti in Scandinavia. Serpenti e draghi erano spesso confusi e i famosi “drakkars - vascelli draghi” ne simboleggiavano la potenza. Il serpente è uno dei simboli più ricchi comuni a molte civiltà ed è presente in varie mitologie e tradizioni.

Anche l'immagine biblica dell'albero della conoscenza del bene e del male, con il serpente che gli scivola accanto, ha certamente più di un debito con il medesimo mito biblico, anche se manca l'aquila, ma serafini con le spade fiammeggianti si ergono a guardia dell'albero della vita.

Nel mondo germanico, questi animali furono interpretati come simboli della fragilità e dell'instabilità dell'ordine cosmico, in quanto con la loro presenza, con il loro continuo rodere e mangiare, a tutti i livelli del grande frassino e dunque in tutte le manifestazioni dell'essere, essi minacciano la stabilità dell'universo, conducendolo inesorabilmente verso il Ragnarok.

Il frassino Yggdrasill è l'immagine stessa del cosmo: è l'asse attorno a cui ruotano i cieli, le cui radici definiscono i tre «climi» celesti: il cielo propriamente detto, il cielo zodiacale e il cielo oceanico che si stende sotto il mondo. Questa sfera celeste, però, non è statica, ma è un insieme in perenne movimento, un immenso orologio-bussola, le cui lancette scandiscono incessantemente i rapporti tra lo spazio e il tempo. In questo senso, Yggdrasill è l'immagine del cosmo, il perno intorno al quale viene misurato il tempo e intorno al quale si decreta il destino dell'universo. Com'è noto, la mitologia nordica si regge su una concezione in cui l'universo è destinato ad essere creato e annientato nei limiti di un tempo cosmico prestabilito, alla fine del quale, esso verrà disintegrato nel Ragnarok.

LE NORNE

Sotto il frassino vivono le Norne, le Dee del Destino che spalmano l'argilla della sorgente sul tronco del grande frassino Yggdrasill per impedire che si seccasse. Erano tre fanciulle che stabilivano il destino degli uomini: la prima, la Fanciulla Skuld "l’avvenire” tagliava il filo al momento stabilito, la seconda la Donna Verdhandi (spesso con indosso una corazza come le Valchirie) "il presente", dispensava i destini, stabilendone la durata, e la terza la Vecchia Urd "il passato" filava il tessuto della vita. Nessuno poteva opporsi alle loro decisioni, nemmeno gli Dei.

In altri miti si trovano figure analoghe alla Norne, come ad esempio le Parche romane e le Moire greche, mentre in Egitto, Neth è la tessitrice del mondo. Le Moire greche erano tre donne dall'anziano aspetto che servono il regno dei morti. Cloto, che filava lo stame della vita; Lachesi, che lo svolgeva sul fuso e Atropo che, con lucide cesoie, lo recideva, inesorabile. Il sensibile distacco che si avverte da parte di queste figure e la loro totale indifferenza per la vita degli uomini accentuano e rappresentano perfettamente la mentalità fatalistica degli antichi greci.

“ASGARD” - Il Regno degli Dei e il Pantheon Nordico

Asgard è la città divina, dove regnano le divinità degli "Asi" comandate da "Odino".

Il panteon nordico, l’Hof, ha come già detto la particolarità di essere costituito da due famiglie di déi, gli Asi ed i Vani. Gli Asi sono divinità più vicine agli dei greco-romani, come per esempio Hermod associato a Hermes/Mercurio e Odino, a volte associato a Zeus/Giove. Vivono tutti nell’Asgard e passano il loro tempo a divertirsi, a combattere e a cacciare il mostruoso cinghiale Saehriemnir che ogni giorno rinasce. Poi organizzano grandi festini innaffiati di birra e d’idromele (la bevanda degli dei che conferisce immortalità e conoscenza) e mangiano le mele d’oro d’Idhunn, mele della giovinezza eterna. L’idromele a base di acqua, miele e mele, ci ricorda l’Ambrosia, la bevanda degli dei greci.

Le divinità nordiche non sono viste come creature perfette e irraggiungibili, bensì possiedono tutti i difetti e le debolezze degli umani, non possono sfuggire al Wyrd, la forza della giustizia cosmica, simile al Karma, che li mette di fronte alle conseguenze delle loro azioni e neanche possono sfuggire alla morte, che arriva per tutti nel terribile Ragnarok, il crepuscolo degli dei.

I principali Dei sono:
- Odino, capo degli Asi, Padre dell’umanità, signore dell’Asgard, risiedeva su un trono intagliato ai piedi del quale sedevano due lupi, Geri e Freki. Signore del cielo, dio della guerra, della poesia, della saggezza e dei morti, era mago e conoscitore dei misteri. Poteva vedere il futuro. Anche sua moglie, bella regina Frigg conosceva il destino degli uomini. Odino possiede anche due corvi, Hugin (il pensiero) e Munin (la memoria) che lo informano su tutto ciò che avviene nel mondo. Ha tre mogli: Frigg (la terra coltivata), Jord (la terra inabitata) e Ring (la terra invernale). Percorre il mondo alla costante ricerca del sapere, cavalcando Sleipnir il suo fedele cavallo a otto zampe. Generalmente, nelle cosmogonie, la formazione del mondo è legata ad un eroe potente o ad un personaggio centrale: per i nordici, si tratta di Odino, re degli Dei e per la mitologia greca si tratta di Cronos, dio supremo e onnipresente. Effettivamente per i Greci e i Romani il dio del cielo era anche il più grande degli dei, mentre nelle culture nordiche questo ruolo era attribuito a Odino: di conseguenza questi popoli non identificavano, per il suo attributo primario di dio del tuono, Zeus/Giove, né con Odino né con Tyr, quanto piuttosto con Thor.

- Thor. Nella gerarchia degli Asi è il secondo dopo Odino; il suo nome significa "tuono."Figlio di Odino, dio del tuono, dei lampi e delle piogge è un dio particolarmente importante. È il grande protettore di Asgard, la fortezza divina. Uomo possente, con la barba rossa, mangiava molto e beveva barili d’idromele. Era reso invincibile da una cintura che gli raddoppiava la forza, da guanti di ferro e da Mjollnir, il famoso martello di ferro, arma devastante con la capacità di lanciare fulmini. Ancora oggi nello sport ne sopravvive la leggenda, attraverso la disciplina olimpica del lancio del martello. Fu paragonato a Zeus-Giove, signore del fulmine, inizio e principio, forza e signore di tutto ed era talmente importante che quando gli Anglosassoni adottarono il calendario romano, gli dedicarono il quinto giorno della settimana giovedì (giorno di Giove), in svedese "Torsadag" (giorno di Thor), Thuersday in inglese. Per la sua potenza fisica, lo si può anche confrontare ad Eracle simbolo di grande forza fisica.

- Tyr, presidente dell’assemblea dell’Asgard, rappresenta la forza della giustizia. Era invocato, durante la stesura dei contratti, nei matrimoni e nei tornei. Tyr, saggio e coraggioso, è un altro dio della guerra e a quel titolo è il concorrente scandinavo di Ares/Marte. È il più vicino al Marte romano, un po' diverso da Ares, meno brutale e non così avido di strage e sangue. Marte era un dio benevolo, che difendeva gli uomini da ogni danno. A sottolineare la differenza tra Ares greco e il Marte romano, basta osservare la celebre statua di Marte, della Villa Lodovisi, che lo rappresenta seduto, in atteggiamento pacato e ai suoi piedi c'è un fanciullo. Tyr ha sacrificò la mano destra mettendola nella bocca del feroce lupo Fenrir, quando fu incatenato.

- Loki, personificava il male, "mezzo dio e mezzo diavolo", fu ammesso nel pantheon nordico, solo perché fratello di Odino. Rappresentava nel Pantheon norreno una figura ambigua. È colui che attenta all'ordine cosmico: inganna in maniera maligna. Egli è l’astuto, ingegnoso inventore di tecniche e diabolico ingannatore. È paragonabile al dio greco Hades, re delle ombre che nel concetto degli antichi, aveva qualcosa di sinistro e di misterioso. Aveva tre figli: Hel, la guardiana del regno dei morti, il mostruoso lupo Fenrir e il serpente cosmico Jormungand che giace in fondo all'oceano e le cui spire avvolgono la terra. Senza cuore e senza morale, fu tollerato, finché con astuzia fece uccidere il dio buono, Balder e da allora, fu incatenato ad una rupe. Un serpente sospeso al di sopra della sua testa sputa veleno sopra il suo volto e lo brucerebbe se sua moglie (Figyn, la fedele) non raccogliesse le gocce in un catino. Figyn si allontana per svuotare il recipiente e il liquido di fuoco velenoso, cadendo sul viso di Loki, lo brucia facendolo urlare e scattare con sussulti così violenti, da scatenare i terremoti.

- Balder, figlio di Odino era il dio dell’Amore, della luce e della giustizia. Rappresentava la bontà e la purezza. Biondo e luminoso, era conosciuto per la sua gentilezza, la sua eloquenza e la sua saggezza. Anche se il suo tragico destino lo discosta dal dio greco, assomiglia non poco ad Apollo, la divinità solare per eccellenza, che portava anche il nome di Febo (colui che splende, che illumina). Balder era il più saggio, il più dolce e il più bello degli dei nordici. Tuttavia, mori tragicamente per mano di suo fratello cieco Hoder, ingannato dal perfido Loki. La sua morte fu una grande disgrazia per gli uomini e per gli dei.

- Freyr è uno dei più bei dei nordici. S’interessava di tutti i bisogni dell’uomo ed era amante della magia. Era venerato come dio della fecondità, della prosperità, della produttività e della pace. Lo si pregava per favorire le raccolte perché aveva potere sul sole e sulla pioggia, ciò che ci fa pensare alla dea greca Demetra, dea del grano e dell’agricoltura, costante nutrice della gioventù e della terra verde, artefice del ciclo delle stagioni. Freyr era il simbolo divino del matrimonio tra terra e cielo per generare la primavera e rappresentava i matrimoni in generale perché reggente della fertilità maschile. Dio dispensatore di abbondanza, associato al vigore sessuale maschile, con il nome di Fricco, era venerato sotto forma di fallo, nel tempio di Uppsala.

- Freyja, sorella gemella di Freyr, era la dea della terra e della fertilità e capo delle Valchirie. Assegnava il posto a tavola agli dei appena arrivati nel Valhalla. Dea della fecondità, dell’amore e della bellezza, trova il suo equivalente in Afrodite, divinità molto complessa ma che rappresenta sempre la forza dell'amore nelle sue diverse espressioni al fine della conservazione della vita. Si racconta che anche Freya sia stata l’amante di numerosi dei. Possedeva una bella collana magica e viaggiava su un carro trainato da gatti. Maestra nell’arte della magia, ella insegnò a Odino l’arte degli astri. Accoglieva la metà dei morti sui campi di battaglia, quella metà che le Valchirie non potevano attribuirsi. Era la più popolare e la più venerata di tutte le dee. Era lei che si pregava nelle storie d’amore perché giudicata buona e clemente.

- Frigg (Frija), La prima e più importante di tutte le dee, protettrice delle donne, dea dell’amore coniugale. Moglie di Odino, regina di Asgard, consolava le donne al lavoro. Vedeva il futuro e conosceva il destino di tutti gli uomini e di tutti gli dei. È lei che tesse i fili dell’avvenire del mondo e del destino per le tre Norne, Urd il passato, Verdande il presente e Skuld l’avvenire. Protegge il matrimonio e la maternità. È molto buona e si preoccupa del benessere dei bambini. Le tre stelle della cintura di Orione sono chiamate la ruota del filatoio di Frigg (Friggerock). La parola inglese “Fryday” deriva dall'origine anglosassone del nome Frigg. È paragonabile a Era, moglie di Zeus, simbolo dell'amore coniugale, protettrice del focolare e del vincolo matrimoniale e di tutti gli avvenimenti importanti nella vita delle donne e simbolo di ogni virtù femminile.

- Hel, la nascosta, dea degli inferi e dei morti, regna sul mondo del freddo e dell’oscurità, il Nifelheim. Figlia di Loki, sorella del lupo Fenrir e del serpente Jormungand, anche se femmina può essere come Loki confrontata anche lei a Hadès padrone e signore del regno dei defunti. I guerrieri caduti in battaglia erano raccolti negli Inferi, nel suo regno. Hel è rappresentata con il viso metà grigiastro (colore della carne decomposta) e metà, colore della carne viva che gli dà un’apparenza sinistra.

- Heimdall, (quello che illumina il mondo) chiamato anche Hallinskidi (quello che porta corna di ariete) era il dio della vigilanza ed è all’origine dell’umanità; in ciò si avvicina alla figura di Prometeo. Figlio di Odino, è il guardiano del mondo degli dei e del mondo dei cieli. Sorveglia le frontiere dell’Asgard. Non dorme mai. Può vedere fino a cento miglia di giorno, come di notte e può sentire crescere l’erba nei campi e la lana sulle pecore. È anche il primo nemico di Loki. Il suo compito è difendere il ponte Bifrost ed è lui che soffiando nel Gjallarhorn, «il Corno risonante» che si può udire in tutti i nove mondi, suonerà l’allarme nel giorno del Ragnarok. Non ha un suo corrispettivo nella mitologia greca.

- Jord, Figlia di Nott, la notte, era moglie di Odino e madre di Thor, era la dea della Terra come la dea Gea nella mitologia greca. Il suo ruolo è modesto in questa mitologia, se comparata ad altre; ma non dimentichiamo che è la Terra, l’inizio e la fine di tutto.

- Le Valchirie, divinità minori, erano serve di Odino. Nelle lingue germaniche primitive, Valchiria significa "colei che sceglie gli uccisi". Nell'arte moderna, le valchirie sono rappresentate come ragazze armate sopra cavalli alati, con elmo e lancia; tuttavia, nell'inglese antico "valkyrie horse" era un sinonimo di lupo. Piuttosto che i cavalli alati, le loro cavalcature erano i branchi di lupi. Esse avevano il compito di percorrere i campi di battaglia per raccogliere gli eroi caduti e condurli al cospetto di Odino. Avevano la pelle bianchissima, indossavano armature lucenti e utilizzavano la spada con grande destrezza. Erano abili nel cavalcare; dopo aver attraversato i campi di battaglia ed aver raccolto gli eroi caduti, li conducevano nel Valhalla, il palazzo degli eroi, un luogo mitico adornato da scudi ed armi, per farli esercitare e infine banchettavano assieme a loro offrendo inesauribili corni d’idromele.

- Njord, l’anziano della famiglia padre di Frey e di Freya, dio del mare e dei suoi tesori, comandava al vento e alla pioggia. Proteggeva gli uomini. Era il dio dei venti, del fuoco, della fertilità, degli oceani e delle tempeste. Molto amato dai naviganti per la sua capacità di calmare le tempeste e aiutare le navi perdute, fu anche considerato il mediatore tra gli dei. Gli uomini credevano che Njord comandasse le buone stagioni e la ricchezza. Per i suoi poteri divini sugli elementi marini può essere associato a Poseidone che, pur essendo soggetto alla volontà del fratello Zeus, fu uno degli dei più potenti dell'Olimpo e abitava in una casa rilucente d'oro negli abissi del mare Egeo. Inoltre, girava su di un cocchio d'oro, trainato da cavalli che galoppavano sul pelo dell'acqua, mentre tutte le creature marine accorrevano gioiose, tributando un caldo saluto al loro signore.

- Skadi, moglie di Njord, dea dell’inverno e della caccia, amava cacciare tra i boschi e portava gli sci. Era l’Artemide nordica. Artemide, dea greca della caccia, della selvaggina e dei boschi, adorata anche come dea del parto e della fertilità perché si diceva avesse aiutato la madre a partorire il fratello Apollo. Publio (o Gaio) Cornelio Tacito considerato uno degli storici più importanti dell'antichità, vedeva dei parallelismi con la mitologia latina tra Odino e Mercurio, perché come Mercurio, Odino era considerato psicopompo, "accompagnatore o padrone delle anime".

LE RUNE

Non si può affrontare il tema della mitologia nordica, senza considerare le Rune, la lingua sacra degli dei e degli eroi del Nord. Le Rune sono i segni segreti che, secondo la mitologia nordica, Odino consegnò agli uomini per aiutarli nella loro evoluzione. Considerate nella tradizione popolare, come l'alfabeto segreto dei Vichinghi, conosciuto da tutti gli esperti come Futhark, le Rune sono viste storicamente come l'antica origine dell'alfabeto germanico, caratterizzato dall’assoluta mancanza di forme arrotondate. erano spesso usate sia a scopo divinatorio, per predire il futuro, sia come amuleti o talismani. Esse erano utilizzate principalmente per incisioni su pietre, steli funerarie, legno e metalli. Le rune furono inoltre utilizzate come simboli protettivi o di buon auspicio, soprattutto presso i popoli nordici, che le incidevano su armi e scudi o su talismani magici. La loro forza è nascosta all'interno dei simboli stessi, dove le linee verticali e diagonali indicano il percorso fra l'ego e l'io superiore. Ad ogni simbolo, è associato un suono, una sillaba, una lettera dell'alfabeto. Le Rune sono in tutto ventiquattro, ma esiste anche una venticinquesima runa: Wyrd, il diventare; l'unica che non abbia segno, perché non è una vera e propria lettera, ma una locuzione grammaticale che indica l'idea del futuro, del divenire. A volte, sono rappresentate inserite in un serpente runico che si morde la coda, l’Uroboro il mistico serpente, simbolo delle acque ancestrali che circondavano la terra nelle antiche cosmogonie.

Secondo l'interpretazione mitologica, le Rune furono ottenute da Odino, come premio del massimo atto sacrificale: l'immolazione del dio a se stesso e in molte incisioni Odino è rappresentato con un solo occhio. Vediamo perché conoscendo la sua legenda:

Si racconta che il dio per bere alla Fonte di Mimir, la portentosa sorgente di ogni sapere posta nei pressi di una delle radici di Yggdrasil, sacrificò uno dei suoi occhi all'oscuro guardiano della fonte. L'occhio divino giace da allora nelle acque gelide della sorgente, doloroso prezzo pagato per acquisire lo sguardo del saggio che sa scorgere dietro le apparenze, l’essenza delle cose. Odino racconta nell’ Hàvamàl (nella seconda composizione dell'Edda poetica) come, sacrificandosi a se stesso, s'impiccò, ferito a morte all’albero del mondo Yggdrasil per nove giorni e nove notti, prima di possedere il segreto delle rune, per resuscitare dopo pieno di potere e di saggezza. Dopo questa esperienza, racconta la leggenda, acquisisce potere sulla vita e la morte.

IL RAGNAROK

L'accadimento fondamentale della mitologia nordica che affascina così l'uomo moderno, è senza dubbio il Ragnarok, il famoso "crepuscolo degli dei", letteralmente "fumo delle potenze divine", ossia un tempo in cui le divinità cadranno in declino. Per la mitologia nordica, ogni cosa era destinata a finire, per farne posto ad altre. Il male che deve distruggere la Terra nel Ragnarokr è necessario, voluto dal Destino e gli dei stessi sono destinati a cadere. Non ci si può sottrarre al Destino.

L'espressione Ragnarok, "crepuscolo degli dei", è una suggestiva espressione poetica, che potrebbe anche essere resa come oscuramento del divino. Dobbiamo a Richard Wagner l’aver portato al culmine la fama del Ragnarok con la sua opera... “Götterdämmerung” Il crepuscolo degli Dei!

In questa mitologia, la guerra, più che un mezzo per raggiungere la pace, è considerata bella per se stessa: in effetti, solo i guerrieri che muoiono combattendo sono accolti nel regno dei beati, il Valhalla, il paradiso dei guerrieri, dove possono continuare eternamente le loro gioiose battaglie. Il mattino, i guerrieri escono nelle praterie e passano la giornata combattendo fra loro. A sera, i morti resuscitano e, insieme con gli altri, tornano cavalcando al Valhalla, dove banchettano tutta la notte cibandosi delle carni inesauribili di un grande cinghiale e bevendo birra che viene loro servita dalle bionde Valchirie.

Secondo la profezia, con la morte di Balder, inizia il periodo che prepara il mondo alla fine. Il segnale che precederà il Ragnarok sarà un inverno della durata di tre anni. Inizierà il periodo di caos e il Ragnarok inizierà con la battaglia tra gli dei e le forze di Hel (l'Inferno). Dopo questo periodo, le montagne crolleranno e il potente lupo Fenrir, imprigionato dagli dei per la sua malvagità, si libererà. Dal mare, uscirà il terrificante e gigantesco Serpente del Mondo Jormungandr, (uno dei tre mostruosi figli di Loki che fu gettato in mare da Odino e crebbe così tanto da arrotolarsi intorno alla terra mordendosi la coda) che striscerà sul Mondo degli Uomini, portando devastazione e morte.

Bifrost, il ponte arcobaleno che divide la terra degli uomini con la terra degli dei, crollerà. Heimdallr, il guardiano del ponte Bifrost, suonerà il potente corno Gjallarhorn per avvisare tutte le altre divinità.

Il drago Nidhögg mangerà una delle tre radici di Yggdrasill, spezzandola; le altre due radici marciranno e il frassino morirà. Il sole e la luna saranno ingoiati dai due giganteschi lupi che le inseguivano e nell'universo ci sarà solo buio, gelo e morte. Nella grande battaglia periranno quasi tutti: Odino sarà divorato dal lupo Fenrir, Thor sarà ucciso dal veleno di Jormungandr, Tyr sarà ucciso dal drago Nidhögg e Frey morirà nello scontro contro i giganti del fuoco che distruggeranno l'universo.

Quando il fuoco avrà arso ogni cosa, ci sarà un nuovo inizio. La terra riemergerà dalle acque, nuovamente verde e fiorente. Un nuovo sole splenderà nel cielo. Gli dei sopravvissuti, i figli di Odino, di Thor e Balder stesso tornato da Hel per occupare il posto del padre come "allfadur" (padre universale), daranno inizio ad una nuova stirpe divina e da un uomo e una donna, avrà inizio una nuova generazione umana.

La descrizione dell’ultimo giorno e della rinascita di tutto, ricorda certi passaggi dell’Apocalisse e si può facilmente pensare che questi miti siano stati modificati sotto l’influenza delle idee cristiane, essendo l’Edda datate del 12° e 13° secolo.

Come il mito della creazione del mondo, così quello della fine del mondo, si assomiglia in molte culture e ogni cultura vede la fine, come un ritorno all'inizio, come una rinascita. Il motivo delle acque primigenie è un motivo ricorrente presso quasi tutti i popoli del mondo, dove l'acqua rappresenta chiaramente l'origine delle cose. Per gli Egizi, il mondo nato dalle acque, finirà nell’acqua; per i Nordici il mondo finirà prima col ghiaccio e poi col fuoco, i due elementi da cui é nato. Per i Maya il mondo è già finito quattro volte e la nostra attuale 5° Era, finirà nell'acqua il 12.12.2012.

Concludo con una piccola curiosità:

Nel XX secolo, la mitologia nordica ha dato il via alla creazione di una ricca narrativa fantasy con racconti di grandi guerrieri come Conan il Barbaro di Robert E. Howard e la famosa trilogia del Signore degli Anelli (The Lord of the Rings) di John R. R. Tolkien, romanzi di enorme successo che hanno ispirato e continuano ad ispirare, libri, videogiochi, illustrazioni, adattati per la radio, il teatro ed il cinema.

Bibliografia:

• Bonnefoy Y., Dictionnaire des mythologies en 2 volumes , Flammarion, Paris 1999.
• Cotterell A., Encyclopédie de la mythologie, Edition Parragon 2004.
• Cotterell A. et Storm R., Encyclopédie illustrée de la mythologie, Editions de l'Orxois 2000.
• Dolfini G., Snorri Sturluson: Edda, Adelphi, Milano 1975.
• Leesthal O. G., Canti dell'Edda, UTET, Torino 1939
• Mabire J., Légendes de la Mythologie Nordique Edition livres romans maritimes
• Mythes et légendes du monde entier Editions de Lodi 2006.
• Polia M., Völuspá: I detti di colei che vede. Il Cerchio, Rimini 1983.
• Scardigli P. & Meli M., Il canzoniere eddico, Garzanti, Milano 1982.
• Thibaud R.J.,Dictionnaire de mythologie et de symbolique nordique et germanique, Dervy.